Prima di iniziare: cosa sposti davvero
Un sito è fatto di tre pezzi che vivono in posti diversi: i file (per WordPress temi, plugin, immagini caricate e il file wp-config.php), il database con articoli, pagine, utenti e impostazioni, e il dominio con i suoi DNS, che decidono dove puntano il sito e la posta. A questi si aggiunge spesso un quarto pezzo che molti dimenticano: le caselle email ospitate sul vecchio hosting. Una migrazione hosting riuscita sposta i primi due, verifica che funzionino e solo alla fine cambia il terzo, senza perdere il quarto.
Cambiare hosting non obbliga a cambiare registrar: il dominio può restare dove si trova, basta aggiornare i DNS. Se vuoi spostare anche il dominio, è un'operazione separata che trovi spiegata nella pagina su come registrare e trasferire un dominio.
Checklist della migrazione in 8 passaggi
- Fai un backup completo di file e database, e scaricalo sul tuo computer. Non affidarti solo alle copie del vecchio provider: quando disdici, spariscono insieme all'account.
- Attiva il nuovo hosting senza toccare ancora il dominio. Controlla che versione PHP e database siano compatibili con il tuo sito.
- Copia file e database con uno dei metodi descritti sotto: migrazione del provider, plugin o a mano.
- Prova il sito sul nuovo server prima che sia pubblico: pagine, moduli di contatto, login, carrello se hai un negozio.
- Ricrea le caselle email sul nuovo servizio e, se serve, importa i messaggi.
- Cambia i DNS (record A o nameserver) e aspetta la propagazione.
- Verifica SSL e HTTPS sul nuovo hosting appena il dominio punta lì.
- Disdici il vecchio servizio solo dopo qualche giorno senza problemi, e dopo aver scaricato un ultimo backup.
Tre modi per copiare il sito
1. La migrazione del nuovo provider
È la strada più comoda, perché molti provider la includono nel prezzo. Le formule però non sono uguali: alcuni fanno tutto con il loro team, altri ti danno uno strumento e ti lasciano fare. Ecco cosa dichiarano i provider che confrontiamo:
| Provider | Cosa dichiara | Limiti indicati |
|---|---|---|
| Hostinger | migrazione gratuita dei siti WordPress e open source | inclusa nei piani hosting e WordPress |
| SiteGround | migrazione gratuita con il plugin WordPress Migrator | riguarda i siti WordPress |
| Register.it | migrazione WordPress gratuita eseguita a mano dal team | solo da siti WordPress |
| Keliweb | migrazione assistita gratuita | su tutti i piani Linux |
| Serverplan | migrazione gratuita con tool 1 click, sui WordPress gestita dal team | sul piano Starterkit solo migrazione autonoma |
| Netsons | Website Transfer e Mail Transfer dal pannello, più aiuto del team | self-service con assistenza |
| Aruba | plugin Aruba WordPress Migration Tool; trasferimento gratuito sui piani WordPress gestiti | il plugin riguarda WordPress |
| Cloudways | migrazione gratuita dei siti WordPress e WooCommerce | per altri CMS gratis solo la prima |
Dati dalle pagine ufficiali, lette l'11.10.2026. Hostinger aggiunge che l'85% delle sue migrazioni si chiude in meno di 5 minuti: è una cifra del provider, non una misura indipendente. Prima di comprare chiedi sempre al supporto se la migrazione copre anche database, sottodomini e caselle email, perché spesso riguarda solo il sito.
2. Un plugin di migrazione
Per WordPress esistono plugin che impacchettano file e database in un unico archivio da importare sul nuovo hosting, con un'installazione WordPress pulita. Sono comodi per siti piccoli e medi; sui siti grandi possono scontrarsi con i limiti di upload o di tempo di esecuzione del server. Alcuni provider hanno un plugin proprio, come WordPress Migrator di SiteGround o il Migration Tool di Aruba.
3. A mano: FTP e phpMyAdmin
Il metodo classico funziona con qualsiasi CMS. Scarichi la cartella del sito via FTP o SFTP, esporti il database da phpMyAdmin, crei un database vuoto sul nuovo hosting, carichi file ed export, poi aggiorni nel file di configurazione (per WordPress wp-config.php) nome del database, utente, password e host. È più lento, ma ti lascia il controllo completo e funziona anche quando i plugin si bloccano.
Testare il sito prima di cambiare i DNS
Il passaggio che evita il fermo è vedere il sito sul nuovo server mentre il pubblico continua a usare il vecchio. Ci sono due modi. Alcuni pannelli offrono un indirizzo temporaneo o un'anteprima. In alternativa puoi modificare il file hosts del tuo computer, associando il dominio all'IP del nuovo server: solo tu vedrai la nuova versione. Netsons, per esempio, descrive proprio questo flusso: copi file e database, verifichi il risultato e solo dopo aggiorni i collegamenti al nuovo hosting.
Cosa controllare durante il test:
- home page, articoli, immagini e menu senza errori;
- moduli di contatto e invio delle email dal sito;
- accesso all'area di amministrazione;
- pagamenti e carrello, se hai un e-commerce (per i negozi vale anche la guida all'hosting e-commerce);
- permalink e reindirizzamenti.
Cambiare i DNS e gestire la propagazione
Quando il test è superato hai due opzioni. Puoi cambiare i nameserver e puntarli a quelli del nuovo provider: è la scelta più semplice, ma tutta la zona DNS passa al nuovo pannello, quindi devi ricreare lì anche i record della posta e di eventuali servizi esterni. Oppure puoi modificare solo il record A (e il CNAME del www) lasciando i nameserver dove sono: tocchi meno cose e la posta resta com'è.
La modifica non arriva a tutti nello stesso momento: i server DNS tengono in memoria i vecchi valori per il tempo indicato dal TTL, quindi per alcune ore una parte dei visitatori vede ancora il vecchio sito. Un trucco utile è abbassare il TTL del record un giorno prima della migrazione. In questa finestra evita di pubblicare contenuti o ricevere ordini, oppure sospendi le modifiche sul vecchio sito, altrimenti rischi di perderli.
Email, SSL e altri dettagli che si rompono
Posta. Se le caselle erano sul vecchio hosting, ricreale con gli stessi indirizzi, importa i messaggi e aggiorna i record MX solo quando sei pronto. Netsons offre Mail Transfer per copiare messaggi e cartelle, e Hostinger ha uno strumento di importazione nei piani Hostinger Mail. Tutti i passaggi sono nella guida per configurare l'email con il tuo dominio; se la posta è il servizio più critico, valuta un hosting email separato dal sito.
SSL. Il certificato gratuito di solito si attiva solo quando il dominio punta già al nuovo server, quindi per qualche ora potresti vedere un avviso di sicurezza. Tutti i provider del nostro confronto dichiarano un SSL gratuito; i dettagli sono nella guida sul certificato SSL.
Cron, cache e CDN. Ricrea le operazioni pianificate, svuota la cache e aggiorna eventuali CDN che puntavano al vecchio IP.
Spegnere il vecchio hosting senza perdere nulla
Lascia attivo il vecchio servizio per qualche giorno dopo il cambio dei DNS, così puoi recuperare email arrivate in ritardo o file dimenticati. Prima della disdetta scarica un ultimo backup completo e controlla la data di rinnovo: molti contratti si rinnovano in automatico. Ricorda che anche il nuovo hosting ha un prezzo promozionale che sale al rinnovo, come spiega la guida al prezzo di rinnovo. Se stai ancora scegliendo dove andare, il punto di partenza è la classifica del miglior hosting WordPress o l'elenco degli hosting gestiti, dove la migrazione è spesso inclusa.
Regola d'oro: il vecchio hosting si disdice per ultimo. Finché è attivo, ogni errore è reversibile.